CONTRIBUTI PERSONALI

In questa pagina sono pubblicati articoli proposti dai nostri soci o da altri autori, come contributi personali e che quindi non rappresentano necessariamente (o non rappresentano ancora) la posizione dell'Associazione, ma sono utili come strumento di confronto e come occasione per proporre proprie posizioni, anche come momento di stimolante provocazione.

 

Premessa

Durante l’emergenza COVID-19 si è sperimentato l’uso di farmaci, già usati per altre patologie, nonostante le scarse evidenze scientifiche sulla loro efficacia e sicurezza per la patologia specifica. In tale contesto epidemiologico, la Food and Drug Administration in USA e le corrispettive autorità competenti europee e italiane hanno approvato l’utilizzo tali farmaci, in considerazione della mancanza di alternative terapeutiche e della necessità di agire prontamente per garantire le cure ai pazienti.

Tra questi farmaci, l’idrossiclorochina è stata ampiamente promossa come terapia per via dei suoi effetti antinfiammatori, in seguito a studi in vitro che suggeriscono un'attività antivirale.[1],[2] E’ stata adottata nelle cure di routine per adulti ospedalizzati con COVID-19 in molti ospedali,[3],[4]tuttavia, la carenza di prove sull'efficacia e sulla sicurezza ha portato più attori, tra cui il National Institutes of Health (NIH) e l'Infectious Diseases Society of America, a raccomandare ulteriori studi clinici per valutare l'idrossiclorochina come potenziale trattamento per i pazienti con COVID-19.[5],[6]