Il punto di vista del farmacista dei Servizi Territoriali delle ASL
Negli ultimi anni, il ruolo delle farmacie italiane è profondamente cambiato. Grazie ai Decreti Ministeriali sulla cosiddetta “farmacia dei servizi”, queste strutture non sono più solo luoghi in cui si dispensano farmaci, ma veri e propri presidi sanitari di prossimità, in grado di offrire ai cittadini prestazioni professionali e servizi assistenziali.
Durante l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19, questa trasformazione ha subito un'accelerazione. Le farmacie, grazie alla loro capillare diffusione sul territorio, si sono rivelate fondamentali nella gestione dell’emergenza, collaborando attivamente con le Aziende Sanitarie Locali. In virtù di accordi nazionali e regionali, molte farmacie hanno iniziato a effettuare test antigenici rapidi, nonché a somministrare vaccini anti-Covid e antinfluenzali.
Questo nuovo ruolo è stato ufficialmente riconosciuto e rafforzato dal Decreto Ministeriale 77/2022, che ridisegna l’organizzazione dell’assistenza territoriale in Italia. Il decreto pone la Farmacia di Comunità nella rete dei servizi sanitari locali, valorizzandola non solo come punto di distribuzione dei farmaci, ma anche come luogo dedicato alla prevenzione, all’educazione sanitaria e alla presa in carico del cittadino.
Sempre più farmacie partecipano a progetti aziendali di screening per la diagnosi precoce di patologie croniche diffuse, come il diabete, l’ipertensione o l’ipercolesterolemia. Altre attività riguardano il monitoraggio dell’aderenza terapeutica, per esempio nei pazienti affetti da BPCO o in trattamento con farmaci antidiabetici. Negli ultimi anni, inoltre, molte farmacie si sono attrezzate per offrire anche prestazioni di telemedicina, come elettrocardiogrammi, holter pressorio e holter cardiaco, ora anche in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Sono in fase di sviluppo anche sperimentazioni per l’attivazione di progetti di televisita, sia generale che specialistica.
Alle farmacie è richiesto un ruolo importante anche nella lotta contro l’antibiotico-resistenza, emergenza sanitaria globale, con l’obiettivo di ridurre comportamenti a rischio come l’automedicazione o l’interruzione precoce delle terapie. Inoltre, possono contribuire a sensibilizzare la popolazione sull’importanza del corretto smaltimento degli antibiotici, promuovendo l’utilizzo degli appositi contenitori, contribuendo così a limitare l’inquinamento di acque e suoli da residui farmaceutici, oltre a contrastare la diffusione dell’antibiotico-resistenza.
Questa trasformazione impone però un cambiamento culturale profondo anche per gli stessi farmacisti. Il loro ruolo non si limita più alla dispensazione del farmaco, ma comprende ora un’attività educativa continua e complementare a quella del medico di medicina generale. Per affrontare efficacemente questa sfida, è fondamentale puntare su una formazione professionale continua, aggiornata alle evidenze scientifiche più recenti.
A ciò devono affiancarsi anche adeguati requisiti strutturali e organizzativi: su questo fronte, il dibattito è ancora aperto. Le farmacie storiche, spesso dotate di spazi pensati esclusivamente per la dispensazione del farmaco o per le preparazioni galeniche, devono oggi ripensare e riorganizzare i propri ambienti per poter offrire i nuovi servizi, senza sottrarsi agli standard igienico-sanitari previsti per le strutture che erogano analoghe prestazioni sanitarie.
Il punto di vista di un farmacista di comunità non titolare
E’ importante sottolineare che quella della farmacia dei servizi è ancora una sperimentazione: il suo obiettivo è raccogliere dati che consentano di sviluppare modelli economici in grado di individuare i fattori produttivi e i benefici che tali servizi potranno generare, sia in termini di outcome clinico per il paziente, sia di impatto (positivo o negativo) sulle risorse assorbite dal Servizio Sanitario Nazionale.
Il valore di questa fase sperimentale dipenderà anche da quante Regioni decideranno di attivare il maggior numero di servizi previsti, così da offrire un quadro più completo e rappresentativo.
I servizi oggetto di sperimentazione sono molteplici e riguardano diverse aree di intervento:
- Servizi cognitivi, come la riconciliazione della terapia farmacologica e il monitoraggio dell’aderenza terapeutica in pazienti con patologie croniche (ipertensione, diabete, BPCO).
L’attività di riconciliazione della terapia va in netto contrasto con l’idea che il farmacista promuova la semplice vendita di integratori: ogni consiglio viene infatti valutato con attenzione, in base alle terapie in corso e grazie ai continui corsi di aggiornamento obbligatori, in particolare quelli dedicati alle interazioni farmacologiche. - Servizi di front office, come l’attivazione, l’arricchimento e la consultazione del fascicolo sanitario elettronico, che rappresentano un primo passo verso una reale integrazione dei dati sanitari.
- Analisi di prima istanza e servizi di telemedicina, come ECG, holter pressorio e holter cardiaco. Anche in questo caso, prima di proporre tali prestazioni, i farmacisti sono tenuti ad approfondire la conoscenza tecnica e clinica attraverso corsi di formazione specifici organizzati dalla FOFI.
- Servizi di prevenzione, come il supporto allo screening per il tumore del colon-retto e la somministrazione dei vaccini, attività che il farmacista può svolgere solo dopo aver superato un corso teorico e pratico certificato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).
Tutti questi servizi hanno un obiettivo comune: prevenire o rallentare lo sviluppo delle patologie croniche e cardiovascolari, migliorando la qualità di vita dei cittadini e riducendo, nel lungo periodo, il carico sul sistema sanitario.
Tuttavia, nonostante l’impegno e la volontà di migliorarsi continuamente, il ruolo del farmacista non è ancora adeguatamente riconosciuto e le rappresentanze professionali tendono spesso a rimandare la questione contrattuale.
Ulteriore criticità è che molti di questi servizi restino oggi a pagamento, erogati in ambito privato e non convenzionato. La difficoltà principale è quella di dimostrare l’invarianza dei costi per la finanza pubblica, un ostacolo che frena il pieno inserimento della farmacia dei servizi all’interno del sistema sanitario nazionale, pur trattandosi di un modello che, se consolidato, potrebbe generare importanti benefici per la salute dei cittadini e per la sostenibilità complessiva del SSN.
Tra salute e logiche di mercato: una riflessione necessaria
Con il riconoscimento delle farmacie come strutture sanitarie, parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale, disposto dalla Manovra di Bilancio 2026, queste strutture possono erogare in modo strutturato una serie di servizi sanitari e sociosanitari nel rispetto della legge n. 502 del 1992 previsti per l’autorizzazione e l’accreditamento istituzionale. Questo riconoscimento tanto atteso dalle farmacie presuppone però l'adeguamento ai requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi e sono l'unica via percorribile per garantire la piena integrazione nel SSN e il mantenimento di elevati standard di qualità, a parità di regole con tutte le altre strutture erogatrici di servizi sanitari.
Come strutture del SSN anche le farmacie saranno tenute a garantire le proprie prestazioni allineate ai principi del SSN in termini di appropriatezza, efficacia, efficienza ed economicità nell'uso delle risorse e nella erogazione dei servizi.
Oggi si riscontrano invece situazioni e comportamenti difficilmente ascrivibili a questi valori. Se ad esempio le farmacie devono diventare punti di riferimento per la prevenzione e la promozione della salute, è necessario interrogarsi sul rischio di conflitto tra logiche sanitarie e logiche commerciali.
È difficile, infatti, promuovere uno stile di vita sano e basato su evidenze scientifiche, e allo stesso tempo proporre al pubblico integratori, venduti per ogni esigenza – dall’invecchiamento al fitness, dal rafforzamento del sistema immunitario al benessere generale – spesso senza alcuna reale validazione scientifica. Allo stesso modo, risulta poco professionale indurre prestazioni diagnostiche inappropriate, contribuendo alla diffusione di una cultura del consumismo sanitario.
Le farmacie hanno dimostrato di poter rappresentare una risorsa preziosa per il SSN, soprattutto nelle aree rurali o poco servite da strutture sanitarie. Ma per valorizzare davvero il ruolo del farmacista di comunità, è necessario fare ancora molti passi avanti. Solo attraverso una visione integrata e allineata con gli obiettivi del servizio sanitario pubblico, una formazione costante, un’etica professionale solida e una reale attenzione alla qualità del servizio, sarà possibile trasformare le farmacie in veri punti di riferimento per la salute dei cittadini.